IL BOTTINO TEDESCO DOPO L’8 SETTEMBRE 1943, e come svenderono l’Italia…

IL BOTTINO TEDESCO DOPO L’8 SETTEMBRE 1943
di Giuseppe Minnella

Il presente articolo ci è stato mandato tramite e-mail da un nostro visitatore di cui non abbiamo le generalità. Esso mette in luce la faccenda relativa al sequestro dei nostri armamenti avvenuto dopo l’armistizio dell’8 settembre e mostra quale enorme massa di materiale fosse contenuta nei magazzini mentre i nostri soldati rimanevano spesso senza rifornimenti. Materiale questo sequestrato dai tedeschi dopo la rotta dell’esercito.

Una prima sintesi del bottino fatto dai tedeschi subito dopo l’8 Settembre:

Fucili, 1.265.660; mitragliatrici, 38.383; pezzi d’artiglieria di vario calibro, 9.988; carri armati, 970; automezzi, 15.500; Aerei (compresi quelli in riparazione), 4.553; Torpediniere e Cacciatorpediniere, 10; Naviglio minore, 51 unità; Vestiario per numero di capi, 500.000; Cavalli e Muli, 67.600; carburane per veicoli a motore, metri cubi 123.114.

Si tratta di un inventano parziale e riguardante le voci principali. Si devono aggiungere tutte le armi, i mezzi, le munizioni gli equipaggiamenti “recuperati” dalle 51 Divisioni “sicuramente” disarmate e dalle 29 “probabilmente disarmate”, come recita il “Rapporto del Capo di Stato Maggiore della Wehrmacht” generale Alfred Jodl.

Il Comando Superiore del Sud (d’Italia) germanico segnalò tra i materiali di preda bellica 40.000 tonnellate di munizioni, 13.400 tonnellate di esplosivi, 24.500 tonnellate di materiali del genio, 50.000 tonnellate di apparati vari, 2.500 metri cubi di lubrificanti per motori, 12.119 tonnellate di prodotti chimici, 1.600 tonnellate di metalli non ferrosi oltre a svariate migliaia di tonnellate di materiali sanitari, vestiari, viveri, pellami. E questi dati non rientravano in quelli relativi ai materiali in seguito rinvenuti nei magazzini e in vari depositi delle forze armate italiane, sempre nell’area di competenza del Comando Superiore del Sud. Per avere una idea della massa enorme di materiali che vennero inviati al nord sino al 10 novembre 1943 dal Comando germanico sopra indicato, si consideri che vennero utilizzati 12.034 carri ferroviari e che altri trasporti vennero avviati su strada. Cifra che alla fine di novembre, segnalano i documenti ufficiali tedeschi, venne quasi triplicata.

Il comando Gruppo di Armate germaniche in Italia, segnalò inoltre il reperimento dei seguenti materiali bellici, da aggiungersi a quelli sopra indicati: 55.409 colpi per i vari pezzi di artiglieria, 64.897 bombe per mortai, 3.659.275 colpi per armi portatili e mitragliatrici, 17.735 bombe a mano, 5 tonnellate di mine. Da parte sua la 1^ Divisione da montagna tedesca comunicò di aver catturato, prima dell’attacco a Corfù, 154 pezzi di artiglieria, 750 mitragliatrici,98 mortai, 770 automezzi, 98.900 proiettili per artiglierie. 170.000 le tonnellate di stazza lorda delle navi mercantili prese agli italiani in Egeo.

Non sarà inutile dettagliare che nel totale dei materiali bellici di cui i tedeschi si impadronirono dopo il dissolvimento del regio esercito, vi furono 1.173 cannoni controcarro, 1.581 pezzi contraerei, ben 8.736 mortai, 333.069.000 sigari e sigarette, 672.000 giubbe a vento, 783.000 farsetti a maglia, 592.100 paia dì pantaloni, 2.064.100 camicie, 3.388.200 paia di scarpe, 5.251.500 paia di calze. E, ancora, 14.000 treni di pneumatici, 140.000 rotoli di filo spinato, etc. Il tutto in depositi e magazzini. Nel totale delle mitragliatrici italiane di preda bellica, i tedeschi ne rinvennero più di diecimila nuove, ben disposte nei depositi.

La "questione" dei mezzi, dei materiali, delle munizioni, degli equipaggiamenti e via dicendo, ha rappresentato nella "letteratura" del dopoguerra il cavallo di battaglia di quanti vennero incaricati di costruire i falsi diffusi a piene mani in un’orgia di disinformazione, distorsione, mistificazione a tutt’oggi in servizio permanente attivo. Le cifre di cui sopra (non elencate nella loro totalità per mancanza di spazio) sono tratte da documenti ufficiali tedeschi rinvenuti dagli alleati dopo l’invasione del territorio germanico e la fine della guerra. Per avere una immagine ancor più eloquente di quello che "non fu fatto" si consideri quanto segue: le industrie italiane ricevettero commesse dall’Alto Comando germanico. Ebbene, dal settembre 1943 alla fine di giugno del 1944 (in otto mesi) tali industrie consegnarono ai germanici 12.000 autocarri, 375 carri armati, 2.200 motori per aerei, 130 velivoli da trasporto, 402 velivoli da caccia, 41 navi da guerra per complessive 20.000 tonnellate di dislocamento, 12 mercantili per 9.000 tonnellate di stazza lorda. Dai documenti tedeschi si apprende che tra le commesse affidate alle industrie italiane, furono di particolare importanza tecnologica quelle assegnate alle industrie elettroniche.

Per concludere questa amara e al tempo stesso umiliante rassegna di dati, si tenga presente che i tedeschi dopo l’8 Settembre 1943 disarmarono 1.007.000 soldati italiani. Quelli internati furono circa 725.000. cifre certamente non esatte all’unità, ma che configurano lo scenario di una tragedia immane e forniscono la misura del tradimento e al tempo stesso del successo ottenuto, senza combattere, dagli alleati grazie alla congiura dei generali e di quanti li affiancarono.

Per chiudere queste note, ancora due argomenti, non senza sottolineare che l’analisi storica sull’intera vicenda deve ancora essere affrontata e svelata nella sua interezza. E che solo tale analisi potrà rimuovere la crosta di menzogne che soffoca da oltre mezzo secolo la verità. L’8 Settembre è stato il risultato di un cumulo di vicende, tra cui – in primo piano – l’inadeguata, fraudolenta condotta strategica, logistica, delle operazioni militari. Le cifre di cui sopra confermano che i mezzi c’erano, i materiali pure, le potenzialità industriali anche. In realtà le posizioni chiave negli alti comandi erano ricoperte da generali e ammiragli che non vollero combattere e che con tale orientamento – e con le intese con il nemico – determinarono la disfatta.

Gli Alleati, segnatamente gli americani, condussero il negoziato segreto sulla base di quello che un giornalista statunitense, David Brown, definì in un suo articolo sul settimanale “Crusader”, un “gigantesco bluff”. Sinteticamente: gli alleati nel settembre 1943 non avevano in Mediterraneo che misere 14 Divisioni, di cui soltanto sei, diconsi sei, impiegabili per “future operazioni”.

Senza contare quelle germaniche, il regio esercito ne aveva schierate, nel territorio peninsulare, ben 26, di cui più della metà di pronto impiego. E questo, si ripete, senza considerare le forze tedesche presenti e quelle in rinforzo. E’ vero che gli alleati avevano la superiorità aerea, ma non si deve dimenticare che la penisola venne conquistata combattendo per venti mesi a terra e dopo una "sosta" forzata (con rilevantissime perdite) di oltre sei mesi tra Monte Lungo, San Pietro Infine, Cassino. E contro le sole truppe della Wehrmacht.

A Salerno il 9 settembre, presero terra solo quattro divisioni anglo-americane e mancò poco che fossero ricacciate in mare. L’ordine di reimbarco era già stato diramato.

Cosa sarebbe accaduto se a fianco dei tedeschi vi fossero state alcune tra le Divisioni italiane dotate di “elevato spirito combattivo”? E quale sarebbe potuto essere l’esito di quello sbarco denominato "Avalanche" se la Flotta italiana fosse intervenuta con le corazzate "Vittorio Veneto", "Littorio" (nome mutato in "Italia" dopo ‘8 settembre) e la nuovissima nave da battaglia "Roma" e con le loro scorte di incrociatori e caccia?

Il rischio che gli alleati corsero ed evitarono solo per la codardia e la pusillanimità di Badoglio lo sottolinea ancora il giornalista americano David Brown.

In quelle cruciali ore in cui Badoglio, in preda al panico nel timore di essere catturato dai tedeschi, e quando ancora la resa non era stata firmata, faceva sapere agli americani, tramite il generale Castellano, che la precondizione per la firma doveva essere lo sbarco di almeno quindici divisioni alleate, in massima parte tra Civitavecchia e La Spezia, gli Alleati temettero che il loro bluff fosse stato scoperto. Per loro sarebbe stato un disastro di proporzioni gigantesche. David Brown ha scritto: “Per cambiare le sorti di tutto bastava che Badoglio facesse dire: <allora la flotta spara>”. E si aggiunga che nel settembre 1943 gli alleati difettavano di portaerei.

L’obiettivo strategico degli alleati, quindi, era la neutralizzazione delle forze armate italiane. Senza tale risultato, senza ha proclamazione dell’armistizio da parte del governo italiano, lo sbarco di Salerno non sarebbe avvenuto alle ore 04.00 del 9 settembre 1943.

Le seicento navi di vario tipo (da mercantili a motozattere, da corazzate a cannoniere) si erano mosse da vari porti, Orano, Algeri, Biserta, Tripoli, Palermo e Termini Imerese. Poco dopo il tramonto dell’8 settembre si riunirono in una zona di mare circa 50 miglia o ovest della zona Salerno-Paestum. Il 9 mattino alle ore 04.00 cominciarono gli sbarchi.

Il giorno 7 i sedici convogli su cui era suddivisa la forza d’attacco vennero sorvolati e localizzati da ricognitori italiani, ma non furono attaccati. L’attacco venne invece portato dopo le 23 di quel giorno da velivoli tedeschi che colarono a picco due mezzi da sbarco. Fra le 20.00 e le 24.00 dell’8 settembre intervennero anche aerosiluranti tedeschi e italiani. Ma ai dodici aerosiluranti italiani venne ordinato di rientrare alle loro basi non appena il generale Santoro, sottocapo di stato maggiore della regia aeronautica, venne a conoscenza della notizia dell’armistizio diramata dalla radio alleata di Algeri e ne ebbe conferma dal comando supremo italiano.

Così le forze armate italiane conclusero la guerra.

per anni ci hanno propinato la solita storia che l’armistizio è stato firmato perchè no avevamo mezzi idonei per salvare italia dall’invasione degli alleati balle…
L’ESERCITO, LA MARINA E L’AVAIZIONE hanno causato la caduta del fascismo, perchè ai posto guida di quate armi i capi erano per lo più antifascisti, monarchici e filoinglesi-francesi.

Tratto da www.ilduce.net

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