ZPM

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ZPM

     JEAN
Il 25 aprile all’alba cominciava a Berlino
dell’Europa l’ultimo respiro.
Un migliaio di giovani attorno a un bunker
da tutta Europa venuti a morire con te,
con te Jean, venuto dalla Francia
con i tuoi vent’anni e la speranza
di poter forgiare l’Europa della libertà
con la certezza di morire per la civiltà.
Un anello di fuoco ti stringeva d’assedio,
un anello d’oro stretto al tuo dito,
pegno di un amore che già tu sai
amore, amore che non rivedrai mai.

Una croce di ferro sul petto, il mitra stretto,
due rune d’argento sopra l’elmetto,
era l’Europa che moriva con te.
E mentre solo tra l’odore del sangue
guardavi rossa in faccia la morte
la tua voce tranquilla parlava così:
"Camerata, tu non sai
come è bella l’estate là in Francia,
mentre scivola lenta la Senna
passeggiare lungo le Champes Elisèes
e tra i colori e il profumo dei fiori
il sorriso di lei t’accompagna
incorniciato da quelle labbra dipinte di arancia
camerata, tu non sai
come è bella l’estate là in Francia…"

Una croce di ferro sul petto, il mitra stretto,
due rune d’argento sopra l’elmetto,
era l’Europa che moriva con te.

Sei morto a vent’anni tu, Jean,
la notte del 30 d’aprile a Berlino
con l’aquila e i gigli della Charlemagne
ma era l’Europa che moriva con te.


Roma 1979, concerto a Colle Oppio
in alto da sin.: Stefano Musolino e Mario Luppi; in basso da sin.: Paolo Scaravelli e Zeno Borsaro

     MI COSTITUISCO
Porto sulle spalle il peso di vent’anni,
persi nelle mani di tanti, troppi amori.
Chiudo dentro al cuore la mia rivoluzione
che ho visto crocefissa in ogni tribunale.
Ma dove sono andati tutti i miei amici ?
Molti si sono arresi e molti incarcerati,
molti sono difesi da nobili avvocati
che sanno domandare clemenza alle corti.
Chissà che fine ha fatto la vecchia delle carte,
che mi sussurrava nobili parole ?
L’ho lasciata sola assieme alle mie amanti
e assieme alle speranze di facili vittorie.
Hanno stroncato un uomo,
io non ho più energia, non posso più lottare,
mi cercan dappertutto.

Ormai ho deciso, mi costituisco,
gli regalo un corpo,
a loro questo basta per me no, non è niente.
Mi costituisco, ma quello che non sanno
è che tra quelle sbarre non chiuderanno niente,
perché la mia idea si libera come un fiore
ed è forte come il mare,
vivrà anche senza di me.
Lascio il mio passato, la mia rivoluzione,
la vecchia delle carte, i miei tanti, troppi amori,
lascio tutto questo lì dietro a quella porta,
sì, mi costituisco ma non mi avranno mai.
 

Ci sono cose che solo la poesia può esprimere. Vi sono sensazioni, sentimenti, ‘immagini dell’anima’ che solo la musica può evocare. Ogni forma di espressione, dal linguaggio quotidiano all’arte, risponde semplicemente ad una primordiale ed elementare esigenza dell’uomo: comunicare. Nella seconda metà degli anni ’70, molti di noi, appartenenti al variegato universo della destra politica, avvertirono l’esigenza di dare alla nostra battaglia, ai nostri sogni, ai nostri Valori una "forma" che potesse meglio rappresentarli, divulgarli, diffonderli, testimoniarli ed urlarli in un mondo che era, ed ancora oggi rimane (anche se in forma più edulcorata) la rappresentazione quotidiana della loro negazione.
Il manifesto, il volantino, l’opuscolo non era più sufficiente. Come si può ciclostilare un sogno? Affiggere una speranza? Redigere l’organigramma di una "rivolta ideale"? Tutto questo, a pensarci bene, si può solo Cantare. Nel 1977 forse avvertimmo tutto questo senza rendercene conto. Nel 1977 avevamo vent’anni quando nella sede del Msi di Verona, seduti su alcuni pacchi di manifesti, cominciammo a scrivere canzoni, canzoni semplici che semplicemente parlassero di noi.
In quegli anni eravamo veramente una voce contro vento. Ed Una voce contro vento lo scegliemmo come titolo della nostra prima raccolta registrata e duplicata con l’impianto stereo di un amico. Ci voleva un nome per il gruppo. Eravamo in tre: Zeno Borsaro, il sottoscritto e Mario Luppi e dalle iniziali dei nostri nomi nacquero gli ZPM. Poi vennero i concerti in giro per l’Italia e la musica divenne un aspetto importante della nostra militanza. Attraverso di essa riuscivamo anche a dare un modesto (ma per quegli anni indispensabile) contributo all’attività del Fronte della Gioventù di Verona e di "Onda Europa’ la radio libera che avevamo creato sempre per quella grande voglia di fare, di "comunicare". Poi il gruppo si allargò a Paolo Favero e Stefano Musolino.
Nacque così nel 1978 Gioventù e Libertà la nostra seconda raccolta e poi ancora con Vittorio Benatti altre canzoni, altri concerti. Dopo qualche anno il gruppo si sciolse per poi riprendere l’attività nel 1988 per iniziativa di altri due giovani militanti dei Fronte della Gioventù di Verona, Andrea Borin e Michele Michelazzo, con i quali Mario ed io fummo felici di collaborare per la realizzazione di Europea la terza ed ultima raccolta delle canzoni degli ZPM. Attraverso tutti questi anni, attraverso le nostre canzoni (trentadue incise, alcune cantate e mai registrate, molte rimaste chiuse in un cassetto dal quale a volte, ancora oggi, tentano ostinatamente di uscire cercando di forzare la robusta serratura) abbiamo semplicemente cercato di raccontarci, di raccontare un mondo che va ben oltre gli angusti schemi di "partito", che va ben oltre i confini stessi dell’impegno politico. Abbiamo, così facendo, forse contribuito in questi anni, con tutti gli altri numerosi gruppi e protagonisti della cosiddetta musica alternativa, a dar vita ad un fenomeno culturale per molti aspetti assolutamente unico per la vastità della sua diffusione e la qualità di alcune produzioni nonostante la pressoché totale esclusione di tutto questo ‘mondo sommerso" dai canali ufficiali della grande comunicazione sempre più impegnata a riempire col nulla il grande vuoto di questo fine millennio.

Paolo Scaravelli  
testo tratto dall’Agenda Nazionalpopolare 1998 © Carlo Marconi Editore 

   

BOIA CHI MOLLA (interpretata dai Civico88)
 

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Una risposta a ZPM

  1. Cuore ha detto:

    Onore agli ZPM!!!
    Tu mi ami ed ami anche il mio ideale… Lo devono capire tutte le prsone che ci sono intorno!!!

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