MIKIS MANTAKAS

MIKIS MANTAKAS

Il
28 febbraio 1975 si celebra a Roma la prima udienza del processo per il
rogo di Primavalle in cui perirono i due fratelli Mattei. Alla sbarra i
tre assassini, identificati dopo un anno di indagini. Nonostante
l’indifendibilità di un reato così orrendo, tutta la sinistra scende in
campo massicciamente in favore degli assassini. La mobilitazione è
generale, non c’è giornale o telegiornale che non ospiti autorevoli
pareri "garantisti" e innocentisti. Viene persino pubblicato un libro
dal titolo "Incendio a porte chiuse" per accreditare la tesi di un
incidente e scagionare così i compagni di Potere Operaio. Naturalmente
i complici degli assassini si mobilitano anche per fare pressione
"fisica" sui giudici. Di fronte al tribunale viene organizzata una
manifestazione e alla fine si forma il solito corteo per le vie
paralizzate della città e da esso si stacca – secondo una strategia
ormai nota – un gruppo che assalta la sezione del MSI di via Ottaviano,
al cui interno si trova un piccolo gruppo di studenti universitari del
Fuan in riunione. Gli assalitori sfondano il portone, riescono a
penetrare nel cortile interno, ma qui vengono affrontati dagli studenti
del Fuan che li respingono nella via. Dal gruppo messo in fuga, però,
saltano fuori improvvisamente delle pistole. Pochi colpi secchi e Mikis
Mantakas, 21 anni, cittadino greco, iscritto all’Università di Roma, da
un anno militante del Fuan, rimane a terra senza vita. Ferito anche un
altro studente, Fabio Rolli, di 18 anni.
Sabrina, la ragazza di Mikis, il giorno dopo, scrisse una struggente
lettera d’addio pubblicata sul "Secolo d’Italia". Proprio quella
lettera ispirò a Carlo Venturino, leader del gruppo musicale "Amici del
Vento", una delle più belle canzoni di musica alternativa, rimasta per
oltre vent’anni il simbolo del martirio dei giovani di destra: "Nel suo
nome".

Ragazza che aspettavi, un giorno come tanti:
un cinema, una pizza, per stare un po’ con lui,
dai apri la tua porta, che vengo per parlarti…
"Sai, stasera… in piazza… erano tanti, e…
il tuo ragazzo è morto…
è morto questa sera".

Vent’anni sono pochi per farsi aprir la testa
dall’odio di chi invidia la nostra gioventù,
di chi uno straccio rosso ha usato per bandiera,
perché non ha il coraggio di servirne una vera.

La gioventù d’Europa stasera piangerà
chi è morto in primavera per la sua Fedeltà.

Le idee fanno paura a questa società,
ma ancora più paura può far la Fedeltà:
la Fedeltà a una terra, la Fedeltà a un amore,
sono cose troppo grandi per chi non ha più cuore.

Un fiore di ciliegio tu porta tra i capelli,
vedendoti passare ti riconoscerò e…

Sole d’Occidente che accogli il nostro amico,
ritorna a illuminare il nostro mondo antico.
Dai colli dell’Eterna ritornino i cavalli,
che portano gli eroi di questo mondo stanchi.

Ragazza del mio amico, che è morto questa sera,
il fiore tra i capelli no, non ti appassirà.
Di questo tuo dolore, noi faremo una bandiera,
nel buio della notte una fiamma brillerà.

Sarà la nostra fiamma, saranno i tuoi vent’anni,
la nostra primavera sarà la libertà.

Due degli assassini, Alvaro Lojacono e Fabrizio Panzieri, quelli che
materialmente impugnarono le pistole, vengono subito identificati e
arrestati. Anche in questo caso, però, nei mesi successivi si ripete
l’ormai noto balletto di complicità e protezioni. L’allora segretario
del Partito Socialista, Giacomo Mancini, arriva addirittura al punto di
andare a far visita in carcere al suo "amico" Panzieri. In quegli anni
è attivo anche il "Soccorso rosso", un’organizzazione finanziata dal
Partito comunista per fornire avvocati e aiuti economici ai carcerati
di sinistra e fu così che anche Lojacono e Panzeri, come già gli
assassini dei fratelli Mattei, furono rilasciati tra una fase
processuale e l’altra, riuscendo poi a fuggire all’estero.
Seppure condannato in contumacia, il "latitante" Lojacono trovò modo
comunque di tornare in Italia partecipando, tra l’altro, al rapimento e
all’uccisione del leader democristiano Aldo Moro riuscendo poi ancora a
rientrare in Francia.
Di lui, condannato a 16 anni per il delitto Mantakas e all’ergastolo
per quello di Aldo Moro (chissà poi perché tanta differenza?) si è
tornato a parlare, nel corso del 2000, perché finalmente "rintracciato"
nella sua tranquilla latitanza. L’allora ministro di Grazia e
Giustizia, il comunista Oliviero Diliberto, si è però guardato bene dal
fare pressioni sulla Francia per ottenerne l’estradizione.

270 BIS  –  NON SCORDO

Questo brano parte dal ricordo dell’assassinio di Mikis
Mantakas nel ’75 per ripercorrere dieci anni di martiri. Chi non ha memoria non
ha futuro. Io non scordo!

Io non so dimenticare
la mia rabbia e la vergogna
nel vedere un ragazzino
che era già messo alla gogna
per aver voluto dire
"Io non posso dimenticare
un passato dignitoso
per il quale provo onore"
E veniva trascinato
per i corridoi di scuola
col cartello appeso al collo
con su scritta una parola
che per noi voleva dire
uno con un ideale
ma per tutto quanto il mondo
era il simbolo del male
E noi siamo ancora qui
per ricordare
e noi siamo ancora qui
per chi vuol dimenticare
Io non posso più scordarmi
del suo corpo sul selciato
e del fiore che sbocciava
dal suo sangue raggrumato
e un bastardo giornalista
preparava già una storia
dalla trama un po’ già vista
per sporcarne la memoria
tanto da arrivare a dire
che era stato un suo fratello
a sparargli nella nuca
profittando del bordello,
per far ricader la colpa
su quei poveri compagni
vittime senza giustizia
del fascismo e dei suoi inganni
Ma noi siamo ancora qui
per ricordare
e noi siamo ancora qui
per chi vuol dimenticare
Io non chiedo la vendetta
non mi aspetto trasparenza
questa terra benedetta
non conosce la giustizia
Voglio solo ricordare
senza scomodare i morti
ma che almeno i nostri figli
non conoscano quei torti
E noi siamo ancora qui
per ricordare
e noi siamo ancora qui
per chi vuol dimenticare.
Per mille e mille
e mille e mille anni…

(Download) Amici Del Vento – Nel Suo Nome
(Download) 270 Bis – Non Scordo



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